La giornata tipo di un’assistente di volo è circondata da leggende, anche se sappiamo benissimo che tutto dipende dalle compagnie aeree per cui si lavora. E se ti dicessi che il mio ufficio è stato per anni interi a 10.000 metri di altezza? Sono sicura che, se sei qui, vorrai avere lo stesso privilegio, ma non sai come renderlo concreto. Spesso mi viene chiesto com’è la vita di un’assistente di volo, e le opinioni che ricevo dopo aver risposto variano molto, a seconda di quello che la persona di fronte a me ha già sentito dire. Posso dire, innanzitutto, che è un mix di adrenalina, sorrisi e troppe rigide procedure di sicurezza.
Il parere generale è che una hostess di volo o uno steward siano lì solo per servire del caffè. Ma la verità è che un assistente di volo deve essere in prima linea per la sicurezza, essere pronto per il pronto soccorso e essere anche l’ambasciatore della compagnia. Tutto questo, ovviamente, con il sorriso e in divisa impeccabile.
Siete pronti a volare con me? Ecco il dietro le quinte della mia giornata tipo, dall’allarme mattutino al rientro a casa.
Preparazione e look per la nuova giornata di volo
La giornata tipo di un’assistente di volo inizia ben prima che sorga il sole, se hai un volo che parte nella mattinata presto.
Preparazione
Conosci già da giorni il tuo planning e hai anche controllato i dati aggiornati la sera prima di andare a dormire! Perché la regola numero uno è mai fare tardi? Un ritardo dell’equipaggio comporta un ritardo per centinaia di passeggeri, senza contare che fai aspettare anche i tuoi colleghi.
Mi sveglio con almeno tre ore di anticipo. La preparazione non è solo fisica, ma mentale. Devo essere riposata, lucida e, soprattutto, presentabile.
Look
L’uniforme deve essere perfetta, senza pieghe, e il mio aspetto deve riflettere la professionalità e l’affidabilità della compagnia aerea. Sono l’ambasciatrice della compagnia aerea per la quale lavoro.
Il mio trolley da Assistente di Volo sembra una vera e propria cassetta degli attrezzi che contiene l’immancabile Cabin Crew Manual (il nostro vangelo), la torcia, il kit di pronto soccorso personale e, ovviamente, il mio passaporto e la licenza di volo (chiamata anche Attestato EASA), documenti per le varie formalità, delle penne funzionanti, una grande bottiglia d’acqua e soprattutto qualcosa da mangiare, preferibilmente preparato il giorno prima, poco salato e salutare. Durante il volo, ci si disidrata, quindi il sale non dovrebbe essere presente in quantità eccessive nei pasti.
Fatto tutto, non dimentico di dare ancora uno sguardo allo chignon ben curato, al rossetto della stessa tonalità delle unghie, un rosso più o meno acceso (regole strette della Ryanair). Sono pronta, prendo le valigie e parto con un’ora di anticipo. Di solito, dall’appartamento dove abito all’aeroporto il bus impiega solo 30 minuti, ma, per sicurezza, considerando il traffico, parto con un po’ di anticipo.
In aeroporto tra briefing e controlli prima del volo
Arrivata in aeroporto, mi dirigo verso la Crew Room, che è il nostro ufficio per il briefing operativo. Questo è il cuore della nostra preparazione.
Cosa facciamo:
- Prendo innanzitutto conoscenza del resto del team di cabina e dei piloti. È fondamentale instaurare immediatamente un clima di fiducia e collaborazione.
- Dettagli del volo: Il Comandante ci informa sulla rotta (es. da Milano Linate a Parigi CDG), sulla durata, sulle condizioni meteorologiche previste e sui potenziali venti o turbolenze.
- Sicurezza e Primo Soccorso: Il capo cabina (o Senior Cabin Crew o Number 1) pone domande a sorpresa sulle procedure di emergenza, sulle posizioni delle attrezzature e sugli scenari medici. Dobbiamo dimostrare di essere pronti e, soprattutto, di conoscere tutte le procedure del Manuale che, per quanto riguarda lo spessore, ha delle vaghe somiglianze con una Bibbia.
- Informazioni sui passeggeri: Riceviamo informazioni importanti, come il numero di passeggeri (compresi i bambini e i neonati), la presenza di passeggeri con esigenze speciali (es. disabili o malati) o VIP.
- Dichiarazione doganale: Per i voli internazionali, dobbiamo essere preparati alle procedure di dogana e immigrazione.
Solo dopo un briefing approvato, effettuiamo i controlli di sicurezza dedicati all’equipaggio e ci dirigiamo verso l’aereo. Abbiamo sempre la priorità assoluta ovunque in aeroporto.
Preparazione cabina e controlli di sicurezza aerea, prima dell’imbarco
L’aereo è la nostra responsabilità. Prima che un singolo passeggero salga a bordo, effettuiamo i Controlli di Sicurezza Preliminari (o Safety Check). Sono obbligatori e i controlli devono essere estremamente accurati.
Questo è un momento cruciale, in cui l'assistente di volo deve concentrarsi su:
- Verifica degli equipaggiamenti di emergenza: Controlliamo che l’ossigeno supplementare, i giubbotti di salvataggio, gli estintori e i kit di pronto soccorso siano al loro posto, sigillati e in buono stato. Se manca qualcosa o un sigillo è rotto, il volo non partirà!
- Ispezione della cabina (Security Search): Per i voli internazionali, verifichiamo che non siano presenti oggetti sospetti lasciati dai passeggeri precedenti o dal personale di terra.
- Verifica della cucina (Galley): Controlliamo che il catering sia conforme al manifesto di volo e che le attrezzature (forni, carrelli) funzionino correttamente. Il forno deve essere controllato quasi subito per prevenire gli incendi.
Solo quando il Safety Check è completo, comunichiamo immediatamente al responsabile di cabina: “Cabin Ready!”
L'imbarco dei passeggeri
L’imbarco è il momento in cui passiamo dal rigore del briefing all’interazione con il pubblico. Diamo il benvenuto, controlliamo le carte d’imbarco e assistiamo i passeggeri con i bagagli a mano. Tutto col sorriso, that’s for sure!
Sei lì per gestire gli imprevisti, anche quelli più comuni, come quella volta in cui un passeggero ha cercato di sistemare il suo trolley oversize nel vano bagagli, bloccando l’intero corridoio. La mia missione è stata disinnescare la frustrazione generale con fermezza, ma con un sorriso, offrendo una soluzione rapida (spesso rietichettando il bagaglio per la stiva). La gestione degli imprevisti costituisce il 90% del nostro lavoro. Ma questo non è nulla, perché siamo esseri umani e ci comportiamo in modo diverso. La regola d’oro per l’assistente di volo è di non perdere mai la calma e il sorriso. Mi ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi, ma alla fine va sempre meglio.
Una volta che tutti sono a bordo, è il momento delle dimostrazioni di sicurezza. Anche se sembrano una routine, per noi sono vitali. In effetti, sono la nostra ultima opportunità per ricordare a tutti le procedure che potrebbero salvarci la vita.
In volo serve la vigilanza costante
Raggiunta la quota di crociera, la cabina si trasforma nel mio ristorante e lounge. Esagero un po’, ma mi avete capito. Adoro questo momento perché entro in contatto con i nostri “ospiti” che abitualmente parlano tutte le lingue della terra. Io ne parlo quattro e dunque mi arrangio. Il servizio di bordo con i pasti e le bevande richiede coordinazione e velocità.
Ma il servizio è solo una parte. Il resto è sorveglianza. Le mie orecchie sono sempre tese, i miei occhi scansionano costantemente la cabina per identificare:
- Segnali di malessere: per esempio, un passeggero pallido, un respiro affannoso. In caso di emergenza medica, siamo i primi soccorritori.
- Problemi tecnici minori: come un bagno bloccato, una luce difettosa.
- Violazioni di sicurezza: persone che non indossano la cintura, che usano dispositivi elettronici non autorizzati o che consumano alcolici propri.
L’arrivo a la destinazione e il rientro
Quando l’aereo atterra, il lavoro è lontano dalla fine. Assistiamo i passeggeri nello sbarco, controlliamo la cabina una ultima volta per oggetti dimenticati e prepariamo il velivolo per il volo successivo o per la sosta notturna. Niente deve rimanere dietro i passeggeri. Come sempre – questioni di sicurezza. E la sicurezza è il MANTRA della compagnia aerea.
Dopo aver consegnato i rapporti e aver completato i compiti amministrativi, finalmente si timbra l’uscita.
Turnover, riposo e il mito del Layover
Quando l’aereo atterra e l’ultima porta si chiude, la giornata è conclusa in modo diverso a seconda del tipo di volo. Se si tratta di un volo con rientro in giornata, torno a casa esausta ma soddisfatta, pronta a crollare nel mio letto nel fuso orario corretto. Ma se il volo è a lungo raggio, ci aspetta il tanto atteso layover che è la sosta in una città straniera, un breve periodo di riposo essenziale prima di ricominciare l’intero ciclo.
Il layover è la parte del mestiere più romanticizzata e avvolta nel mito. Agli occhi esterni, è sinonimo di vacanza pagata, cocktail a bordo piscina e selfie davanti a monumenti esotici. La verità, come spesso accade, è più complessa perché è un mix tra riposo obbligatorio e un’opportunità di esplorare la città. È la parte più glamour, ma il vero lusso non è la città, è il sonno.
La rigida regola del riposo dopo i voli
Prima di tutto, il Layover è una questione di sicurezza operativa. La compagnia aerea ha l’obbligo legale e morale di garantirci un riposo adeguato. Questo si traduce nella Regola delle Otto Ore, o a volte anche di più, a seconda della destinazione e del fuso orario.
Appena arrivati in hotel – sempre strutture di alta qualità per garantire sicurezza e comfort, talvolta più di 4 stelle – la prima cosa che facciamo non è disfare la valigia, ma tirare giù le tende oscuranti. L’obiettivo primario è resettare il proprio orologio biologico nel minor tempo possibile. Il fuso orario è il nostro nemico numero uno soprattutto perché possiamo svegliarci con l’impressione di aver dormito 10 ore, solo per scoprire che a casa è piena notte e la fatica è ancora tutta lì. Il vero lusso è un letto comodo, l’oscurità totale e la garanzia di non essere disturbati, per entrare in quello che i medici del volo chiamano il “sonno ristoratore”. Approposito, nell’appartamento dove abito, tutte le finestre sono oscurate per poter agevolare un sonno tranquillo.
Cosa fa il cabin crew durante il Layover - esplorazione o hotel?
Il tempo a disposizione, al netto del riposo obbligatorio, è il fattore che determina se il Layover sarà un’avventura o un’occasione per ricaricare le batterie. Non sempre il tempo ci lascia delle possibilità di approfittarne
1. L’opzione esplorazione quando il tempo lo permette
Quando abbiamo un lungo scalo (tipicamente 24-36 ore), c’è spazio per un’immersione culturale, se lo desideri ovviamente! È il momento di diventare turisti in fretta.
- L’itinerario veloce: Spesso ci si organizza in piccoli gruppi con i colleghi per visitare le attrazioni principali. L’abilità dell’assistente di volo è ottimizzare il tempo: conoscere già i mezzi di trasporto locali, sapere dove mangiare velocemente e in modo autentico, e avere la borsa già pronta per uscire in 30 minuti.
- L’immersione solitaria: Altre volte, specialmente dopo anni di voli, si cerca la tranquillità. Prendo il mio zaino, magari un libro, e mi dirigo verso un parco o un museo, godendomi la città con i miei ritmi, lontano dal brusio della cabina. È un modo per riconnettersi con la normalità e il silenzio.
- La caccia al ricordo: Molti di noi hanno le loro tradizioni: trovare il miglior caffè di Bangkok, un piccolo mercato artigianale in Sud America o l’ingrediente esotico da portare a casa. Questi piccoli rituali rendono ogni Layover unico. Ma attenzione – solo se fai dei voli a lungo raggio!
2. L’Opzione recupero quando il tempo è una specie di tiranno
Quando il layover è più breve (intorno alle 12-16 ore, sufficiente solo per il riposo minimo), l’hotel diventa il nostro santuario. Non c’è tempo per nulla, se non per l’essenziale.
- Rito della reclusione: una doccia lunga, un pasto leggero in camera e il telefono in modalità aereo. Non c’è nulla di più gratificante che ordinare un servizio in camera senza doversi preoccupare di servire gli altri.
- Il fitness fuso-orario: Per combattere l’effetto del jet lag e la staticità delle ore di volo, la palestra dell’hotel o una nuotata in piscina è spesso prioritaria. Mantenere il corpo attivo è cruciale per la resistenza richiesta da questo lavoro.
- Preparazione mentale: Molti colleghi usano il tempo in hotel per rivedere le procedure, leggere o semplicemente prepararsi mentalmente per il volo di ritorno, che sarà altrettanto impegnativo.
I legami dell’equipaggio nei Layovers
Il layover è anche il momento in cui i colleghi si incontrano. Che fino a poche ore prima erano perfetti sconosciuti assegnati dal sistema, possano diventare una squadra unita. Volando con equipaggi sempre diversi, la cena di Layover è spesso la prima e l’ultima occasione per creare quel legame di fiducia che si traduce in una maggiore efficienza a bordo. A dire il vero, è la parte del layover che amo di più perché arricchisce l’esperienza.
- Ci si confronta, si condividono storie divertenti, si discute sulle difficoltà del volo appena terminato. In un ambiente al di fuori dell’aereo, senza divise e senza la pressione del tempo, si rafforzano i rapporti umani.
- È la prova che, anche se siamo diversi per nazionalità, background e anzianità, siamo tutti uniti da una vita sospesa tra i fusi orari.
L’eccitazione di svegliarsi in una città come New York o Tokyo e sapere che, per un breve lasso di tempo, quel luogo è anche la tua base è impagabile. Ma appena suona l’allarme per il nuovo briefing, l’esplorazione si interrompe. Il sogno svanisce e torna la realtà: l’uniforme impeccabile, il sorriso e la consapevolezza che il tuo ufficio a 10.000 metri ti aspetta.
Ritorno a casa
Arrivo a casa, poso la valigia e mi sento davvero grata, soprattutto se ho fatto 4 settori. So di aver fatto un buon lavoro. Per quanto riguarda i colleghi con cui voli, sono sempre diversi da un giorno all’altro. Non voli quasi mai con lo stesso equipaggio. E questo va bene. Secondo me, il lavoro come hostess di volo è ancora più interessante e dinamico; non ti annoi mai! Essere un’assistente di volo è un lavoro che richiede resistenza, empatia e la capacità di risolvere problemi sul momento (letteralmente!). È una vita fatta di fusi orari, uniformi e sorrisi, e non la cambierei per nulla al mondo.